APOLOGIA DELLO SHERRY WOOD: VERTICALE ABERLOUR 04/06/2014

 

Si, era caldo, molto caldo ma c’è poco da fare a Roma la crescente voglia di bere buon whisky non è ostacolata da simili fattori, così eccoci di nuovo a raccontare di una degustazione, l’ultima prima della pausa estiva, organizzata da Spirit of Scotland che ha riscosso un cospicuo successo di partecipazione.
I mattatori della serata Pino Perrone che ormai non ha bisogno di alcuna presentazione e Andrea Gasparri, Brand Ambassador Pernod Ricard e figlio d’arte, hanno dato ampio spazio all’introduzione della Distilleria Aberlour sin dalle sue origini, impreziosendo la degustazione con il racconto di episodi sconosciuti talvolta persino agli addetti ai lavori, come la dicotomia sulle origini dell’A’bunadh: omaggio a James Fleming (fondatore della distilleria) oppure tentativo di emulazione del contenuto di una bottiglia risalente al 1898??? (bottiglia peraltro recuperata nel corso dei lavori di rinnovamento avvenuti nel 1975, quando l’azienda Pernod Ricard ha acquisito la distilleria, da alcuni operai che hanno ben pensato di aprirla e berla, lasciandone un quarto.., è tuttora conservata in distilleria, pensandoci bene probabilmente avremmo fatto lo stesso anche noi…)

Cosa abbiamo bevuto??

– ABERLOUR 12 ANNI
– ABERLOUR A’BUNADH BATCH 12
– ABERLOUR A’BUNADH BATCH 40
– ABERLOUR A’BUNADH BATCH 47
– WAREHOUSE N°1 21/11/1996 batch 5462 bott 430

Il 12 anni: invecchiato in botti first fill ed ex oloroso sherry non è distribuito in Italia e con i suoi 43% ha svolto una funzione preparatoria alle seguenti varianti di A’bunadh, non ci è dispiaciuto affatto, in particolare vogliamo menzionare la nota erbacea presente sul finale.
Batch 12: un impatto deciso già dal colore (mattone) naso fruttato, elegante al palato, crescente la percezione di caffè con un finale molto molto lungo ed avvolgente.
Batch 40: subito più chiuso al naso, restituisce tutto con gli interessi al palato, noci, legno, frutta e miele, cacao amaro.., il finale persiste anche in questa versione. (abbiamo avuto il piacere di sedere accanto alla simaticissima e preparatissima Rcahel Rennie con la quale abbiamo scambiato alcune impressioni e con la quale ci siamo trovati d’accordo nell’assegnare la nostra preferenza per questa batch)
Batch 47: Più simile alla batch 12 ma con meno personalità, aumentano le note legnose e l’alcol punge un pochino di più… (altra curiosità, una ricetta contenuta in uno dei primi numeri di Whisky Magazine, ovviamente posseduta dal grande

Pino, abbina l’A’bunadh al seguente piatto: maedaglioni di agnello in crosta di miele con salsa di whisky, funghi, purè e noci.)Warehouse n°1: diverso dagli A’bunadh, più delicato al naso, sentore di rosa canina e cocco, al palato abbiamo trovato preponderante l’aspetto fruttato: banana candita, fragola poi zenzero e liquirizia, un ottimo dram!!
Complimenti anche ai ragazzi di Punto Birra (via Paola Falconieri 47b, per i concittadini) per l’ottima organizzazione e anche per la varietà di whisky in mescita!

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